Messaggio della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace per la Giornata del 1° maggio 2016

Il dato prevalente è che il lavoro in Italia manca. Una scarsità che porta sempre più persone, impaurite dalla prospettiva di perderlo o di non trovarlo, a condividere l’idea che nulla sia più come è stato finora: dignità, diritti, salute finiscono così in secondo piano. Si tratta di una deriva preoccupante messa in moto dal perdurare di una crisi economica stabilmente severa, da una disoccupazione che tocca diversi segmenti anagrafici e demografici (i giovani, le donne e gli ultracinquantenni), e da un cambiamento tecnologico che da più parti viene definito in termini di “quarta rivoluzione industriale”. Rispetto a questa situazione, non sfugge la pertinenza del richiamo alla responsabilità degli imprenditori formulata nell’Evangelii gaudium, e ripresa nel Messaggio del Pontefice al Forum economico mondiale di Davos; tuttavia, si possono prefigurare responsabilità più ampie e diffuse. A ben vedere, infatti, anche i lavoratori hanno una responsabilità con la quale fare i conti: il lavoro, che ci sia o meno, tracima e invade le vite delle persone, appiattisce il senso dell’esistenza, così che chi non aderisce a questa logica viene scartato, rifiutato, espulso.

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ROMA (27 aprile 2016) - Il 29 aprile prossimo a Roma, la “Sala Fredda” di via Buonarroti 12 ospiterà il congresso costitutivo del Forum delle associazioni degli italiani nel mondo (FAIM). Ad oltre due anni dall’avvio di un intenso percorso di discussione che ha visto larga parte del mondo delle associazioni impegnata ad aprire una fase nuova della propria presenza, l’assemblea sancisce la scelta della forte autonomia del mondo associativo e quindi della sua collocazione come soggetto della rappresentanza sociale degli italiani nel mondo.
“A 70 anni dalla Repubblica l’assemblea congressuale intende porre al centro i valori fondativi della Repubblica e della Costituzione fra loro inscindibilmente connessi”, sottolinea il comitato organizzatore. “Diritti di libertà e diritti sociali costituiscono la base di una rivendicazione costante che riguarda tutti coloro che emigrano”.

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Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia, ha pubblicato il Decreto Interministeriale del 13 aprile 2015, con il quale fornisce chiarimenti in merito alla possibilità, da parte del lavoratore, di trasformare il rapporto di lavoro da full-time a part-time in prossimità dell’età pensionabile, così come previsto dal comma 284, dell’articolo 1, della Legge n. 208/2015 (c.d. Legge di Stabilità 2016).

Queste le caratteristiche dell’agevolazione:

I lavoratori dipendenti del settore privato, che hanno in corso un rapporto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato e che maturano entro il 31 dicembre 2018 il requisito anagrafico per il conseguimento del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia e che hanno maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto al predetto trattamento pensionistico di vecchiaia, possono, d’accordo con il datore di lavoro, trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale con riduzione dell’orario di lavoro in misura compresa tra il 40 ed il 60%, con corresponsione mensile, da parte datoriale, di una somma pari alla contribuzione previdenziale ai fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata e con riconoscimento della contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata in ragione del contratto di lavoro a tempo parziale agevolato.

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