STATI GENERALI ASSOCIAZIONISMO: IL COMITATO PROMOTORE AL CQIE

ROMA\ aise\ (10/06/2015) - Ieri pomeriggio (9 giugno) quattro rappresentanti del Comitato promotore degli "Stati generali dell'associazionismo degli italiani nel mondo" - Roberto Volpini, Rodolfo Ricci, Franco Dotolo e Luigi Papais – sono stati ascoltati dal Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla valorizzazione del reciproco contributo economico, culturale e civile tra la madrepatria e le comunità italiane all'estero.

A fare gli onori di casa il Presidente del Comitato, Claudio Micheloni, che ha espresso “apprezzamento” per l'iniziativa in programma il 3 e 4 luglio prossimi, “anche in considerazione della scarsa partecipazione registrata alle elezioni per il rinnovo dei Comites”.


Primo ad intervenire, Roberto Volpini ha ricordato che “l'iniziativa degli Stati generali è stata avviata nel 2007 con la partecipazione di moltissime associazioni. In controtendenza rispetto ai dati di partecipazione per il rinnovo dei Comites – ha evidenziato – c’è vitalità dell'associazionismo con 1574 associazioni registrate presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e che costituiscono solo il 50% della realtà associativa sparsa per il mondo”. Quindi, ha ribadito, “se occorre constatare la crisi della rappresentanza, altrettanto non si può dire per l'associazionismo”. Quanto agli Stati generali, “il loro primo obiettivo è quello di raggiungere è la costituzione di un forum delle associazioni degli italiani nel mondo sul modello di quello individuato per le associazioni del terzo settore”.
Anche Rodolfo Ricci, nel suo intervento, ha voluto sottolineare come “le associazioni esprimano una rappresentanza sociale”, per poi confermare la loro “forte vitalità, testimoniata sia dalla presenza in tutto il mondo di circa 4000 associazioni, sia dall'uso delle nuove tecnologie per dare risposte alla nuova emigrazione”.
“Credo – ha aggiunto – sia necessario evidenziare che circa il 50% dei soci non è di nazionalità italiana, a dimostrazione del buon livello d'integrazione raggiunto dalle collettività italiane residenti all'estero”. Il percorso che ha portato a promuovere gli Stati generali, ha proseguito, “ha tenuto in considerazione l'esaurirsi di alcune esperienze come quella della Consulta nazionale dell'emigrazione. Rileva che i flussi di nuova emigrazione sono in alcuni casi 3 o 4 volte superiori rispetto ai dati indicati dall'Aire e dall'Istat”.
Franco Dotolo ha ripreso le considerazioni sulle ragioni che due anni fa mossero l’iniziativa degli Stati generali, che ha sintetizzato così: “la crisi della Consulta nazionale dell'emigrazione, del Consiglio generale degli italiani all'estero e dei Comitati degli italiani all’estero (Comites)”.
Ultimo ad intervenire, Luigi Papais ha sostenuto che “se si lascia morire la rappresentanza delle associazioni sarà difficile ricostituirla. Una prima necessità sono le risorse umane, più che quelle finanziarie”, ha aggiunto. Per Papais, “la responsabilità del fallimento delle elezioni dei Comites è del mondo della politica, che deve curare l’aspetto della rappresentanza politica degli italiani all’estero, oltre che delle associazioni” che, tra l’altro, “spesso si fanno carico delle difficoltà della nuova emigrazione italiana. I giovani emigrati affrontano questioni concrete ed anche logistiche grazie all'ausilio delle associazioni”. Quanto al nuovo associazionismo, “che si svolge con grande facilità di comunicazione attraverso internet”, per Papais “è volatile, in contrapposizione alla presenza stabile nel tempo delle associazioni "storiche"”.
Nel dibattito, il senatore Giacobbe (Pd) è tornato sulle elezioni dei Comites, sostenendo che le stesse “hanno dimostrato una non comprensione da parte delle istituzioni della realtà degli italiani all’estero”, portando ad esempio il dato dell’Australia – dove risiede – realtà in cui “il 95% di associati non sono cittadini italiani” a dimostrazione che “le motivazioni ad associarsi sono cambiate negli anni: in passato vi era un collettivo interesse per la comunanza della lingua e l'estraneità dell’ambiente di arrivo. Al giorno d'oggi la motivazione principale è costituita dall'interesse per la cultura italiana”.
Per Dalla Tor (Ap) c’è “la possibilità che in un quadro di risorse decrescenti, parte dell'associazionismo non sia adeguatamente valorizzato. Credo quindi che debba essere intensificata la collaborazione sul territorio tra le associazioni. In considerazione ai dati di partecipazione per il rinnovo dei Comites mi chiedo se non ci sia più la necessità di questo tipo di rappresentanza o se non sia stato adeguatamente illustrato il sistema di elezione”.
Micheloni ha quindi annunciato ai colleghi la sua intenzione di convocare una seduta del Comitato “per svolgere una riflessione comune condivisa sui temi dell'associazionismo e della rappresentanza e contribuire concretamente al dibattito che si svolgerà in occasione della riunione del 3 e 4 luglio prossimi”.
Turano (Pd) ha ricordato che “negli Stati Uniti la forte ondata migratoria dall'Italia risale ai primi del '900” e che “ormai la maggior parte degli italo-discendenti non parla italiano, sono scomparsi i quartieri italiani e le poche comunità parrocchiali”. Condividendo quanto espresso sulla crisi della rappresentanza e non dell'associazionismo, il senatore ha sostenuto che “non è stato fatto abbastanza per tenere acceso l’interesse dei giovani e non c’è più, come nel passato, la volontà di stare insieme. Mi chiedo se sia necessario ancora mantenere un legame che con ogni probabilità dovrebbe essere più avvertito dagli italiani in patria che non dalle collettività italiane all'estero”. Quanto ai Comites, il senatore ha rilevato che “sono conosciuti pochissimo tra la collettività italiana negli Stati Uniti: a Chicago ben 4 membri sono stati eletti con soli 27 voti”.
Secondo il senatore Zin (Maie) “manca un percorso comune per collegare e coordinare le strutture associative. È necessario offrire ai giovani alternative che siano credibili rispetto ad internet”.
Micheloni ha quindi ripreso la parola affermando che “gli Stati generali saranno una occasione rara e importante. Per questo, credo sia necessario fin da adesso affrontare con coraggio e trasparenza le questioni sollevate sulla rappresentanza, sulla partecipazione e sull'associazionismo. Mi chiedo se sia opportuno ignorare il fatto che un tentativo di riforma dei Comites sia stato arrestato nel 2011 e se non occorra fare una distinzione tra associazioni territoriali e nazionali anche per consentire alle associazioni territoriali un maggiore spazio di autonomia”.
Ai rappresentanti delle associazioni, Micheloni ha chiesto “come le associazioni vivano sul territorio il confronto con i Comites, che a volte si muovono come se fossero essi stessi associazioni”.
Volpini ha risposto auspicando che “gli Stati generali possano essere un punto di partenza nuovo per l'associazionismo, anche se il MAECI non ha ancora compreso lo scopo e le natura dell'iniziativa, come se la rappresentanza si esaurisse in quella istituzionale. Tra gli obiettivi degli Stati generali c'è anche quello di individuare dei forum delle associazioni per ciascun paese”. (aise)