Monsignor Valentino Tonin ci ha lasciato per sempre. Il cordoglio dell’UNAIE

(20 agosto 2014) – “Siamo fraternamente e umanamente vicini ai familiari di Don Valentino, agli amici della Polesani nel Mondo e alla Migrantes in questo momento di dolore per la scomparsa di un grande amico, di una figura che per anni ha rappresentato un punto di riferimento costante per i polesani emigrati all’estero ma anche per l’intero mondo dell’associazionismo italiano che affonda le radici nei territori”. Inizia con queste parole di cordoglio e di riconoscenza il messaggio che Franco Narducci, a nome di tutte le associazioni aderenti all’UNAIE, ha indirizzato ai dirigenti della Polesani nel Mondo e ai Polesani emigrati ovunque.

Don Valentino, prosegue Narducci, ebbe la felice intuizione di far nascere a Porto Viro, in provincia di Rovigo, la “Casa dei Polesani e dei Veneti nel Mondo”, affinché gli emigrati polesani e di origine veneta potessero riscoprire le proprie origini e la propria identità culturale. Un progetto che affondava le radici in una delle più drammatiche tragedie del Dopoguerra, lo straripamento del Po e la conseguente alluvione che il 14 novembre 1951 colpì duramente il Polesine e una vasta area della Provincia di Rovigo. Fu un colpo durissimo per l’Italia ancora alle prese con le macerie della seconda guerra mondiale. In tanti emigrarono abbandonando quelle terre fertili e molti polesani giunsero anche in Svizzera: se nel 1951 la popolazione del Polesine era di quasi 358 mila abitanti, nel 1961 si era ridotta a meno di 278 mila.

Don Valentino si rivolgeva ai “suoi emigrati” all’estero ma anche ai tanti polesani che avevano trovato rifugio e lavoro in Lombardia, in Piemonte e Liguria. E proprio con la nascita della Polesani nel Mondo, il 6 maggio 1970, iniziò un cammino, non certo facile, di ricostruzione di quel tessuto connettivo fondato sui valori umani e culturali che l’esodo dal Polesine e l’abbandono degli affetti avevano fortemente incrinato, facendo largo a quel sentimento di odio-amore che alberga in chi si sente abbandonato e tradito.

“Don Valentino, assieme ai suoi collaboratori, – sottolinea Narducci – è stato l’interprete dei sentimenti dei polesani colpiti da quella immane tragedia. Aveva intuito che soltanto l’associazionismo e lo stare insieme solidarmente potevano aiutare a ricostruire quell’ordine di valori – umani e culturali prima di tutto – che l’emigrazione forzata aveva stravolto. Ci mancherà Don Valentino, mancherà ai suoi familiari, alla Polesani nel Mondo e all’UNAIE, ma la sua testimonianza ci aiuterà a guardare alle sfide del futuro con maggiore convinzione. Grazie Don Valentino”.