Assemblea UNAIE -Trieste, 14 marzo 2014

Verbale

In data venerdì 14 marzo 2014, alle ore 15:30, in prima convocazione, presso l’Istituto Regionale delle Comunità Istriane (IRCI) via Torino, 8 - Trieste,si è riunita l’assemblea dell’Unaie, in seduta straordinaria, per deliberare sul seguente ordine del giorno:

1. Indirizzo di saluto
2. Verbale dell’Assemblea UNAIE 2013
3. Relazione politica del Presidente Franco Narducci
4. Modifiche statuto UNAIE, dibattito e approvazione
5. Situazione contabile UNAIE
6. Nuovo sito internet dell’UNAIE
7. Evento nazionale, definizione e programma
8. Varie ed eventuali

 

PRESENTI con diritto di voto: sono presenti all’Assemblea i rappresentanti di 19 associazioni su 28 aventi diritto di voto, per un totale di 27 votanti (compreso il Presidente dell’UNAIE).
1) Ass. Abruzzo nel Mondo, Di MencoLia
2) Ass. Bellunesi nel Mondo De Bona Oscar, De Martin Patrizio
3) CEDISE AleddaAldo, Sodde Elisa
4) EFASCE Bernardon Michele, Bidin Alberto
5) Ente Friuli nel Mondo Toros Mario
6) Ente Vicentini nel Mondo Onlus Zanetti Gabriele
7) Filitalia International Buttà Francesco
8) Fondazione Cassamarca De Poli Dino
9) Gente Camuna Stivala Nicola
10) Giuliani nel Mondo Locchi Dario, Rinaldi Dario
11) Lucchesi nel Mondo Del Bianco Ilaria
12) Mantovani nel Mondo Marconcini Daniele
13) Padovani nel Mondo Marcolongo Leopoldo
14) Palermo Mondo Bisso Laura
15) Sicilia Mondo Azzia Domenico
16) Trentini nel Mondo Onlus Degaudenz Aldo, Pisoni Ferruccio
17) Trevisani nel Mondo Masini Riccardo, Carniel Rino
18) Veneziani nel Mondo Moretto Bruno Giuseppe
19) AIKAL Guadalupi Mario
20) Presidente UNAIE Narducci Franco
Sono inoltre presenti: Buttarazzi Anna Maria (Trentini nel Mondo), Fanna Mario, Ziberna Fabio (Giuliani nel Mondo).

1. Il Presidente Franco Narducci, costata la regolarità della convocazione e la presenza, in prima convocazione, della maggioranza delle associazioni aderenti, ottenuta l’approvazione dell’ordine del giorno, dichiara aperta la riunione. Propone di affidare la presidenza dell’assemblea a Dario

Rinaldi (presidente onorario della Giuliani nel Mondo che ospita a Trieste l’Assemblea UNAIE). La proposta è accolta all’unanimità. Dario Rinaldi apre quindi ufficialmente l’Assemblea.

Dopo l’indirizzo di saluto del Presidente dell’Assemblea, si passa al terzo punto dell’ordine del giorno, ossia la Relazione politica del Presidente:

2. L’assemblea approva il verbale dell’Assemblea precedente, svoltasi, a Comano Terme, il 25 ottobre 2013, dopo la lettura effettuata dal Presidente.

3. Relazione del Presidente Franco Narducci

Con piacere porgo a tutte e a tutti un cordiale benvenuto alla prima assemblea 2014 dell’UNAIE. Un saluto particolare di affetto e di riconoscenza consentitemi di esprimerlo al Presidente emerito Dino De Poli che oserei dire ha l’UNAIE nel cuore, una testimonianza che viene da lontano, e un saluto cordialissimo ai presidenti onorari Mario Toros, Mimmo Azzia, Ferruccio Pisoni e Aldo Degaudenz, che in questi anni sono stati prima di tutto amici ma anche persone che non mi hanno aiutato con consigli preziosi.
Un doveroso ringraziamento di gratitudine desidero esprimerlo ai presidenti della associazioni, di antica e nuova adesione all’UNAIE, che da decenni contribuicono – spesso in solitudine – a mantenere vivi e saldi i legami con i territori di origine, gli affetti, le identità culturali plurime e in generale un patrimonio umanitario che non ha uguali, quello dei nostri connazionali sparsi in ogni parte del mondo.
Caro Dario Locchi, abbiamo accolto con immediatezza la proposta della Giuliani nel Mondo di tenere qui a Trieste l’Assemblea, in anticipo su quanto previsto, non solo per l’accoglienza con cui si accolgono le persone amiche in questa città, che abbiamo sperimentato sempre in altre occasioni, ma anche per esservi vicini nella commemorazione del 60° anniversario della prima partenza della nave Castel Verde con gli emigranti giuliani diretti in Australia. Una commemorazione che ci riporta a tempi lontani, dolorosi, che conservano intatto il loro significato e la portata di quella tragedia: l’esodo, l’abbandono dei luoghi e delle terre tanto amate, la separazione e le poche cose portate al seguito, preziosissime per tenere accesa la fiammella dei ricordi e in definitiva della memoria. Memoria che dobbiamo alimentare, sempre, con dedizione e con rispetto, perché essa è parte della nostra coscienza collettiva, è parte della storia dell’Italia.
Grazie Dario, grazie Fabio; grazie per il vostro inesauribile impegno, grazie a tutti i giuliani nel mondo.
Poco più di quattro mesi fa, a Comano Terme, aprendo l’Assemblea avevo richiamato le grandi difficoltà dell’Italia dicendo che sta “attraversando uno dei suoi momenti peggiori”, caratterizzato da sfiducia anziché dal proverbiale ottimismo che ci ha accompagnato nei decenni del dopoguerra, da decrescita anziché da crescita, dall’antipolitica anziché dalla politica, quella buona che favorisce la ricerca di soluzioni per il bene comune. Di fronte ad una crisi interminabile e un aumento della disoccupazione che ci riporta indietro nel tempo, dicevo a Comano che le forze politiche nazionali si preoccupano più di mantenere salde le posizioni di potere pensando soltanto alle proiezioni elettorali di breve e medio termine anziché affrontare i problemi strutturali del nostro sistema Paese.
Nel volgere di questi mesi, tuttavia, vi sono stati cambiamenti rapidissimi che - al di la di ogni valutazione politica di appartenenza - hanno dato al Paese lo scossone che si attendeva innescando reazioni positive, anche se necessariamente da verificare. Molti indicatori, infatti, evidenziano le deboli prospettive di ripresa della nostra economia, non al passo con i tassi di crescita degli altri Paesi europei, un ritardo che dobbiamo assolutamente colmare.
Scusatemi se mi soffermo su questi aspetti; lo faccio non per un inutile esercizio politico, bensì con la consapevolezza delle difficoltà che i vari patti di stabilità, tagli lineari e disinteressi vari hanno generato per le nostre comunità emigrate e per le loro associazioni in Italia. Difficoltà che mi avevano spinto a scrivere a Enrico Letta, all’allora presidente del Consiglio, invocando un “cambio di passo, soprattutto culturale” per valorizzare, in questa difficile fase, le potenzialità rappresentate dalle comunità italiane nel mondo. Potenzialità che possono aiutare il Paese ad uscire dalla difficilissima situazione economica a patto che vengano promosse e ascoltate.
Non si sa con contezza ciò che pensa Matteo Renzi delle comunità italiane residenti all’estero, dobbiamo presumere che ne conosca il valore economico che rappresentano e che voglia valorizzarle in tale ottica. In ogni caso vi è grande incertezza sul futuro del collegio estero e sulla rappresentanza parlamentare; molti parlamentari sono dichiaratamente ostili alla presenza dei parlamentari eletti all’estero e non mancano voci critiche anche nel Governo e in varie istituzioni. Durante i giorni della costituzione del Governo, soprattutto per la nomina dei sottosegretari, si sono levate molte voci, anche autorevoli, che chiedevano di affidare a uno degli eletti nel collegio estero un ruolo di Governo con delega specifica per gli italiani nel mondo. In realtà, una tale ipotesi non è stata minimamente presa in considerazione e si è proceduto – per vice ministri e sottosegretari – con la logica consueta della spartizione partitica e correntizia. Personalmente credo che i numerosi scandali connessi al sistema di voto all’estero e soprattutto le modifiche all’assetto parlamentare volute fortemente da Renzi, produrranno - con la fine del bicameralismo perfetto - la scomparsa del collegio estero e la sola forma di rappresentanza minima degli italiani all’estero nel nuovo Senato di rappresentanza delle autonomie locali.
Lo dico con dispiacere essendo stato, tra l’altro, assieme al CGIE, uno degli artefici delle riforme costituzionali e della legge 459 che portarono alla prima elezione della rappresentanza estera nel Parlamento italiano.
Prima di entrare nel merito di alcuni punti più connaturati all’operare dell’UNAIE, consentitemi di esprimere alcune considerazioni e valutazioni personali sull’attuale momento dell’economia. Non vi nascondo che, vivendo ora più a lungo tra la gente in Italia, vedo con tristezza i danni che sta provocando l’assenza di lavoro e la drammatica caduta dell’occupazione che colpisce tante famiglie e soprattutto così tanti giovani, ai quali è negata la possibilità di realizzare un proprio progetto professionale e di vita nel nostro Paese.
In Svizzera, in Germania e altre nazioni europee la maggior parte dei giovani esce di casa a 20 – 22 anni potendo contare sulla propria autonomia finanziaria. In Italia, in particolare nel meridione, è tornato invece con forza il fenomeno antico dell’emigrazione, altro che “fuga dei cervelli”, e si resiste in famiglia il più a lungo possibile. A pagare il prezzo più alto sono i piccoli comuni che stanno subendo un calo demografico drammatico.
La crisi economica italiana ha peggiorato le condizioni generali di vita dei nostri concittadini e sta generando un fenomeno imprevedibile, con una pesante ricaduta a livello di diritti economici: aumentano ovunque in Europa il lavoro atipico, i lavori “informali” e i lavori “flessibili” che in Italia affliggono soprattutto le giovani generazioni. Ne abbiamo prova vedendo quanto accade in grandi città come Berlino o Monaco, tanto per citarne alcune.
A fronte di tali fenomeni il coordinamento a livello europeo delle normative esistenti in termini di tutele e di welfare risultano non operative.
Credo che il governo Renzi, cogliendo l’opportunità della presidenza italiana del prossimo semestre europeo, dovrà dimostrare di avere chiare quali sono le priorità sul piano del lavoro e di come affrontarle. Sul versante strettamente italiano affrontare la questione lavoro e occupazione significa anche rinegoziare i vincoli europei, perché una rinegoziazione è inevitabile se si vuol far ripartire la crescita. Mentre in America la grande contrazione è finita, in Europa – in nome dell’austerity - la crisi si prolunga e non si vede la fine del tunnel. Ma, si badi bene, non è sufficiente riscrivere le sole regole della finanza, occorre anche riscrivere il patto sociale in considerazione delle diseguaglianze che in questi anni di crisi si sono allargate a dismisura a causa del disastro sociale che si è prodotto ancor prima del 2008.
Per l’Italia occorrono previsioni di crescita attendibili, perché costituiscono il punto di partenza per un piano credibile di riduzione del rapporto debito-Pil e occorrono soprattutto provvedimenti per allentare la stretta creditizia. È difficile tornare a crescere se non riparte l’offerta di credito all’economia.

Expo 2015. Eppure il nostro Paese ha una possibilità immediata per far ripartire la propria economia se saprà cogliere la grande occasione offerta dall’Esposizione Universale 2015, un avvenimento di rilevanza straordinaria e unica per il sistema Italia per coniugare il mondo produttivo con la cultura che tanto ci contraddistingue nel mondo.
L’UNAIE ha detto fin dall’inizio – forse con troppo anticipo – che è necessario il coinvolgimento dell’associazionismo per creare una cultura diffusa sul tema dell’Expo, una cultura capace di coinvolgere anche all’estero centinaia di migliaia di persone per cogliere questa storica occasione, come storica fu quella del 1907, e per stimolare una sfida culturale/identitaria e politico/istituzionale.
Ora vediamo con piacere che il nostro progetto, in particolare per quanto concerne la Carta dei servizi per gli italiani residenti all’estero e la Casa degli italiani emigrati dentro il padiglione Italia, sta andando avanti per mano del Ministero degli affari esteri. Temiamo, comunque, che il fine principale – gli italiani all’estero comunicano l’Italia nel mondo e la sua tradizione culturale e agro-alimentare – difficilmente potrà essere portato a compimento senza la forza dell’associazionismo che orgogliosamente rappresentiamo.
A Bologna, pochi giorni fa si è riunito il coordinamento nazionale delle Consulte regionali dell’emigrazione assieme al Coordinamento dei rappresentanti delle Regioni. Ho avuto contatti prima e dopo l’evento con la coordinatrice Silvia Bartolini ed è evidente che trattandosi di un incontro formale, promosso dalle Regioni non potevamo parteciparvi. L’associazionismo poteva essere rappresentato dalla CNE (Consulta Nazionale dell’Emigrazione) – di cui dirò fra poco – ma in questo momento la CNE è in fase di forte ripensamento.
In ogni caso siamo in attesa di quanto accadrà dopo tale incontro, ma vi posso assicurare che ci stiamo muovendo anche su altri versanti, ma sarebbe ora prematuro e controproducente parlarne nel dettaglio.

Associazionismo. Nella predetta riunione a Bologna era all’ordine del giorno anche la banca dati delle associazioni, che tanto ha fatto discutere e la cui elaborazione è stata affidata alla Regione Molise. Allo stato dell’arte sono state focalizzate circa 3.000 associazioni di italiani nel mondo che, considerando anche i raggruppamenti di associazioni nelle federazioni, potrebbero raggiungere la cifra di 3.500.
Il Ministero degli affari esteri, come noto, ha diramato lo corso anno una circolare per il censimento delle associazioni italiane all’estero che ha fatto insorgere accese polemiche. La materia è controversa soprattutto perché difetta di normativa, nonostante la tenuta di un registro delle associazioni presso la rappresentanza consolare sia prevista dalle Leggi e dal Regolamento applicativo di ben due leggi, quella dei Comites e quella del CGIE. Ma sui criteri di tenuta del registro e sul sistema di riconoscimento delle associazioni le istruzioni impartite risalgono al lontano 1947.
In ogni caso, come abbiamo sostenuto in varie occasioni, la nostra Costituzione garantisce la libertà di associazione (l’associazionismo italiano all’estero è nato ben prima della nostra Costituzione!) per cui non possiamo accettare la visione di una pura concezione numerica con soglie di sbarramento che anziché incoraggiare l’associazionismo lo penalizzerebbero, con danno per le comunità emigrate e in definitiva per l’Italia.
È la posizione che abbiamo sostenuto nei confronti di alcune Regioni italiane e che ribadiamo anche nei confronti del MAE, anche se non neghiamo che le associazioni devono essere rappresentative e operative per essere inserite nel registro delle associazioni.
Il coordinamento ha inoltre valutato anche le possibilità concrete per raggiungere più facilmente i nuovi emigrati, in particolare con gli strumenti tecnologici collegati alle singole Regioni. A questo tema, come noto, sarà dedicata una parte del Rapporto Migrantes 2014, cui seguirà la pubblicazione di una ricerca completa, finanziata dalle Regioni e riguardante i seguenti ambiti: la comunicazione, la rappresentanza, la formazione, la promozione culturale e turistica, il recupero della memoria storica, il finanziamento delle associazioni, gli interventi di natura sociale e le relazioni con soggetti pubblici e privati.
L’UNAIE, come noto, collabora da anni al Rapporto Migrantes sull’emigrazione italiana nel mondo; siamo membri del comitato redazionale e quindi molto interessati agli esiti che avrà la succitata ricerca, anche per comprendere come si organizzano e aggregano i nuovi migranti e se si creano situazioni di contatto e collaborazione con la vecchia emigrazione e le sue associazioni.

Consulta Nazionale dell’Emigrazione. La CNE, di cui siamo stati a lungo protagonisti e che vi vede tuttora impegnati, dopo avere rimandato il convegno progettato per lo scorso mese di gennaio è in fase di forte ripensamento. Molti, infatti, condividono la convinzione che di fronte ai grandi cambiamenti (processi d’integrazione, nuovi flussi migratori, latitanza delle Istituzioni e carenza marcata di politiche per gli italiani residenti all’estero) occorra uno strumento nuovo e adeguato alla situazione reale. La messa a punto dovrebbe avvenire attraverso la convocazione degli Stati generali dell’associazionismo italiano all’estero, alla cui fase preparatoria e concettuale dovrebbe concorrere esclusivamente l’associazionismo, di concerto con il Ministero degli affari esteri.

L’Unaie. Termino la mia relazione con alcune considerazioni riguardanti esclusivamente l’UNAIE e un appello. I fondatori dell’UNAIE, quando crearono la nostra organizzazione, ebbero una intuizione di grande portata: in sintesi, dare all’associazionismo italiano operante all’estero e ai suoi terminali in Italia - fortemente legati al territorio e alle sue tradizioni storiche e culturali – uno strumento forte, capace di esprimere soggettività politica e funzionare da determinatore comune per tutti gli associati. Le finalità dell’UNAIE non sono cambiate, devono soltanto essere continuamente attualizzate alla luce delle complessità che esprime il mondo globale odierno e delle mobilità transnazionali che sono diventate elemento caratterizzante del “nuovo mondo”.
Ma lo dobbiamo fare – e sono all’appello – esprimendo forza, idee e coesione; lo dobbiamo fare presto e tutti assieme, pena l’oblio per alcuni e la progressiva perdita di forza per altri. Grazie davvero.

La Relazione del Presidente, dopo un lungo e approfondito dibattito, è approvata dalla maggioranza dei presenti


4. Modifiche statuto UNAIE
Il presidente dell’assemblea, Rinaldi, dà la parola al Vice Presidente Vicario, Aldo Aledda, per l’illustrazione delle modifiche statutarie che saranno sottoposte all’approvazione dell’Assemblea.
Sono presenti al momento della discussione dello statuto i seguenti rappresentanti dei soci nel numero di 19 (Narducci Franco, AleddaAldo, AzziaDomenico, Bernardon Michele, Bisso Laura, Buttà Francesco, Bidin Alberto, Buttarazzi Anna Maria, Carniel Rino, Degaudenz Aldo, De Bona Oscar, De Martin Patrizio, Del Bianco Ilaria, Di MencoLia, Fanna Mario, Locchi Dario, Marcolongo Leopoldo, Masini Riccardo, Moretto Bruno Giuseppe, Pisoni Ferruccio, Rinaldi Dario, Sodde Elisa, Stivala Nicola, Zanetti Gabriele,
Aledda, dopo una illustrazione generale delle fasi e delle ragioni che hanno condotto alla formulazione delle proposte di modifica allo Statuto vigente, per altro discusse e approvate nelle due ultime riunioni del Consiglio Direttivo UNAIE, svolge la seguente relazione:


“La presente bozza è frutto di un percorso iniziato nel 2009, per adeguare lo statuto alla legge 383/2000 sull’associazionismo sociale. La prima bozza delle modifiche statutarie, elaborata dallo studio legale Amoruso, fu sottoposta alla rivisitazione di un gruppo di lavoro formato da Amoruso stesso e dai presidenti onorariDegaudenz e Pisoni. Il testo con le modifiche sottoposte ora ad approvazione è opera dell’esecutivo UNAIE eletto il 24 ottobre 2013.
All’art. 1, oltre all’indicazione della sede sociale, individuata ancora nella città di Roma, è parso opportuno prevedere, sia pure al momento in astratto, delle sedi periferiche, in modo da potervi dislocare all’occorrenza segmenti organizzativi e rappresentanze.
Si propone l’eliminazione del termine “colà”, contenuto nello statuto attualmente in vigore a proposito della valorizzazione del ruolo sociale dell’Unione, in quanto pleonastico e potenzialmente limitativo delle attività nel territorio nazionale.
In testa all’ispirazione si è preferito collocare la missione fondamentale dell’UNAIE, quella relativa ai migranti, e a essa sono subordinati i riferimenti valoriali che, a loro volta, vengono ordinati seguendo una gerarchia che mette in testa quelli più generali e di seguito altri più particolari.
Nell’art. 2, relativo ai fini istituzionali, si è ritenuto opportuno unificare le varie proposte ed enunciazioni contenute nel precedente statuto, sia evitando le ridondanze sia limitando le affermazioni di carattere generale in modo che, all’interno di queste, vi possa essere una maggiore elasticitànell’identificare e perseguire obiettivi. All’interno dei fini è stato
rafforzato l’aspetto del “service” al fine di rendere l’UNAIE una struttura non di mera rappresentanza, ma anche operativa e di servizio rispetto alle associazioni aderenti.
Il compito di eleggere propri rappresentanti nel CGIE e in altri organismi nazionali si colloca come comma autonomo rispetto all’elencazione dei fini, trattandosi più che altro di un adempimento, sia pure caratterizzante per l’UNAIE.
Circa l’art. 3, riguardante le condizioni di adesione all’UNAIE, si è preferito limitare le categorie di soci a due, ordinari e sostenitori, accorpando le prime due previste dallo statuto in vigore e dalle proposte di modifica, con la sola limitazione a eventuali associazioni straniere che non siano già aderenti a quelle associate all’UNAIE. In questo modo si vuole mantenere aperta la possibilità di una maggiore evoluzione in senso internazionale dell’Unione e aprire l’UNAIE alla maggiore varietà dell’associazionismo migratorio in Italia e alle sue prospettive evolutive. Si è eliminato l’aspetto della domanda di adesione all’Unione trattandosi di un dettaglio amministrativo gestibile a livello di Consiglio direttivo che, in base all’ultimo comma, è competente a giudicare sull’ammissibilità dei soci.
All’elenco degli organi, nell’art. 4, è stato aggiungo il Collegio dei probiviri, comune a tutte le proposte precedenti. La sola variante, rispetto a queste ultime, come si vedrà in seguito, è che esso non è facoltativo, bensì obbligatorio; infatti, la scelta di inserirlo nell’elenco degli organi, per ragioni di architettura e di logica istituzionale, ne implica già di per sé la necessità.
Riguardo all’art. 5, l’Assemblea è stata adeguata alle modifiche sull’adesione distinguendo poteri pieni di voto e d’intervento dalla semplice facoltà d’intervento; riguardo a quest’ultima, poi, si è diversificato tra chi fa parte di diritto dell’assemblea, come i soci sostenitori e i past president, e chi può esservi invitato, implicitamente, per iniziativa del Presidente, in capo al quale si colloca il potere di convocare l’assemblea e di presiederla. In tutti i casi ci si è preoccupati di chiarire che il potere di decisione all’interno dell’organizzazione è in capo ai soci, mentre riguardo all’elettorato attivo si è preferito parlare di “rappresentanti legali” piuttosto che di presidenti posto che, in astratto,ci si potrebbe trovare davanti a una varietà di figure. Si è omesso, per esempio, di prevedere la partecipazione all’assemblea del direttore, sia per le caratteristiche che questa figura assumerà nello statuto, sia perché la sua presenza sarà concreta nella misura in cui sarà l’organizzatore dell’assemblea. Riguardo all’elettorato passivo, le norme di dettaglio ne stabiliranno di seguito la portata.
All’art. 7 si configura una struttura di Consiglio Direttivo più agile e ridotta di numero di quella attualmente in vigore e si sostituisce l’attuale Esecutivo con un Ufficio di Presidenza deputato a sbrigare quegli affari correnti che richiedano un minimo di collegialità nella fase decisionale.
Riguardo ai criteri di scelta del Presidente e dei membri del Consiglio direttivo, l’art. 8,pur mantenendo la possibilità che possano essere scelti all’esterno degli organismi che rivestono la qualità dei soci, stabilisce, comunque, che debbano possedere requisiti in linea con l’ispirazione e le finalità dell’Unione”.
Di seguito il relatore dà lettura di ciascun articolo. Dal dibattito assembleare e relative votazioni articolo per articolo, vengono approvate le seguenti varianti emerse nel corso della discussione:

 


1. All’art. 1 è introdotto il comma quarto che recita: “Eventuali modifiche statutarie relative alla sede potranno essere deliberate direttamente dal Consiglio Direttivo”
2. L’art. 16 è rinominato “Disposizioni transitorie e finali” e, di seguito, è introdotto il secondo comma che recita: “Gli organi eletti nella assemblea precedente a quella di approvazione delle modifiche statutarie rimangono in carica fino alla scadenza naturale del mandato e assumono la nuova denominazione”.

Il Presidente Rinaldi, infine, mette in votazione l’intero statuto così modificato che viene approvato all’unanimità dall’assemblea, con 20 voti favorevoli e nessuno contrario.

Al termine l’assemblea, all’unanimità, decide:
a) di demandare al Presidente e al Relatore il potere d’introdurre eventuali norme di coordinamento e correzioni formalial testo dello statuto licenziato nella presente assemblea;
b) di eleggere e integrare, nella prossima assemblea ordinaria, il Collegio dei Revisori, attualmente in regime di “prorogatio” e di nominare i componenti del nuovo organismo denominato “Collegio dei probiviri”. Entrambi gli organismi esauriranno il loro mandato alla scadenza naturale degli altri organi dell’UNAIE.
Il testo approvato è, dunque, il seguente:

TESTO

Art. 1 – Denominazione, natura, sede
L’Unione Nazionale delle Associazioni degli Immigrati e degli Emigrati, in sigla UNAIE, è una federazione volontaria di Associazioni che operano per rafforzare nei cittadini di origine italiana, nei rispettivi Paesi di residenza, i valori che si rifanno alle comuni origini, al fine di valorizzarne il ruolo sociale, culturale, economico, istituzionale e, in generale, per consentire la migliore integrazione dei migranti.
Nel professare i principi dell’accoglienza e dei diritti dei migranti, l’Unione s’ispira soprattutto ai valori cristianie ai diritti universali dell’uomo, in un quadro di libertà, di pace e di valorizzazione delle autonomie istituzionali, dell’associazionismo e della sussidiarietà.
L’Unione è apartitica e non ha fini di lucro; nel perseguire le sue finalità di solidarietà sociale a favore di associati e di terzi, s’impegna al pieno rispetto della libertà e della dignità degli stessi associati.
L’Unione elegge Roma come propria sede.
Eventuali modifiche statutarie relative alla sede potranno essere deliberate direttamente dal Consiglio Direttivo.
Per ragioni organizzative e di perseguimento dei fini istituzionali possono essere istituite sedi periferiche.
Le associazioni regionali svolgono le funzioni di sede locale dell’Unione. Qualora sul territorio esista un numero maggiore di associazioni locali le funzioni di rappresentanza


regionale dell’Unione sono attribuite dal Consiglio direttivo previa consultazione delle medesime.

Art. 2 – Fini Istituzionali
Il fine istituzionale dell’Unione, in cooperazione e nell’interesse delle associazioni aderenti, è di realizzare e promuovere iniziative e attività miranti:
a) a contribuire alla formazione e alla realizzazione umana, culturale, professionale e sociale degli italiani all’estero, con particolare riguardo al sostegno dei soggetti più vulnerabili e alla tutela delle diversità etniche;
b) a mantenere attivo il collegamento con la terra di origine, in specie quella regionale, con particolare attenzione alle giovani generazioni mediante gli strumenti della formazione professionale, dello studio, del perfezionamento linguistico e degli scambi familiari;
c) a valorizzare e portare a conoscenza dell’opinione pubblica nazionale il contributo arrecato dai cittadini di origine italiana in ambito scolastico, economico, sociale, istituzionale, culturale, ecc. nei rispettivi paesi di appartenenza, promuovendo ogni utile occasione di scambio e di sviluppo fra i paesi interessati e l’integrazione paritaria nella società di residenza, oltre che la partecipazione a quella italiana;
d) alla rilevazione e allo studio della problematica migratoria con la conseguente elaborazione di proposte legislative e operative, sostenendone l’attuazione e fornendo orientamenti e consulenza in materia alle associazioni aderenti;
e) all’informazione e alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle comunità italiane all’estero e degli immigrati in Italia, editando all’occorrenza pubblicazioni e favorendo raccolta di memorie, testimonianze, materiali, ecc.;
f) a favorire l’integrazione tra le varie realtà etniche in ambito europeo, preservando in particolare gli aspetti che si rifanno alla comune origine latina e, più in generale, all’italicità;
g) a promuovere presso l’opinione pubblica nazionale la centralità del problema dell’accoglienza e dell’inserimento nel mondo del lavoro e nella società civile dei migranti in Italia.
L’Unione, al fine di realizzare i propri fini istituzionali, s’impegna a collaborare e, all’occorrenza, affiliarsi a enti pubblici e privati, associazioni e organismi nazionali e internazionali, nonché a promuovereo aderire a strutture di coordinamento i cui principi eattività non siano in contrasto con quelli indicati nel presente Statuto.
L’Unione, laddove richiesto, esprime proprie rappresentanze in organismi istituzionali quali CGIE, Comites e eventuali altri che, a qualsiasi livello, si occupino di emigrazione e immigrazione.

Art. 3 – Soci e adesioni
Sono soci ordinari:
a) le associazioni regionali, provinciali e locali, con sede in Italia, che operano fra gli italiani all’estero;
b) le associazioni d’immigrati con sede in Italia;
c) le associazioni d’italiani all’estero, con sede in paesi stranieri, non aderenti a quelle di cui al punto a).


Sono soci sostenitori gli enti pubblici e privati, le aziende e le persone fisiche che contribuiscono finanziariamente alla vita e all’attività dell’Unione.
L’ammissione dei nuovi soci è deliberata dal Consiglio Direttivo e, in caso di opposizione degli interessati, dall’Assemblea, sentito il Collegio dei Probiviri.
Le quote sono annuali e il loro ammontare è deliberato dall’Assemblea su proposta del Consiglio Direttivo.
La qualifica di socio da diritto a partecipare alla vita interna dell’associazione e diviene piena con l’effettivo versamento delle quote sociali. In caso d’inadempienza si rientra nella categoria dei soci osservatori, che tuttavia non può essere mantenuta per un periodo superiore ai tre anni.

Art. 4 – Organi dell’Unione
Sono organi dell’Unione:
a) l’Assemblea;
b) il Consiglio Direttivo;
c) il Presidente;
d) il Collegio dei Revisori dei Conti.
e) il Collegio dei Probiviri
I componenti degli organi elettivi sono eletti secondo le norme stabilite dagli articoli appositi e durano in carica tre anni.
In caso di cessazione dell’incarico,per dimissioni o altri motivi, i componenti degli organi elettivi sono surrogati alla prima riunione di Assemblea. La nomina dei subentranti va fatta seguendo l’ordine dell’ultima tornata elettorale. Solo nel caso che questo sia esaurito l’Assemblea può procedere all’elezione di nuovi membri. In tutti i casi essi restano in carica sino alla scadenza dell’organo di cui fanno parte.
Tutte le cariche sociali sono assunte e assolte a titolo gratuito.

Art. 5 – L’Assemblea
L’Assemblea dell’UNAIE è costituita:
a) dai soci ordinari, o loro delegati, di cui all’art. 3, comma primo, con diritto di voto e d’intervento;
b) dai soci sostenitori, o loro rappresentanti, di cui all’art. 3, comma secondo, con diritto d’intervento.
Partecipano di diritto all’Assemblea, con facoltà d’intervento, presidenti emeriti e onorari di cui all’ultimo comma del presente articolo, oltre che i membri del Consiglio direttivo.
Possono essere invitati all’Assemblea, con facoltà d’intervento,i soci osservatori, i rappresentanti internazionali e di eventuali strutture periferiche dell’Unione, componenti del CGIE, di Comites, di Consulte regionali dell’emigrazione, esperti ed esponenti di altre Associazioni.
Hanno diritto di partecipare all’Assemblea, con diritto di voto, esclusivamente le associazioni che dimostrino di esserein regola con il versamento della quota sociale.
Ciascun socio ordinario ha diritto a un voto e può presentare solo una delega.
L’Assemblea è convocata dal Presidente, che la presiede. La convocazione avviene tramite avviso recante l’ordine del giorno, la data, l’ora, la sede della riunione ed è inviata a ciascun rappresentante almeno quindicigiorni prima della data fissata, anche attraverso fax o e-mail.

L’Assemblea è convocata:
1) in seduta ordinaria, entro il mese di aprile di ogni anno per l’approvazione dei bilanci, della relazione morale e politica del presidente e dei programmi generali dell’Unione e per
eleggere gli organi statutari in scadenza;
2) in seduta straordinaria, ogniqualvolta il Presidente lo ritenga necessario o ne sia fatta richiesta da almeno un terzo dei soci ordinari.
Per la validità dell’Assemblea è richiesta, in prima convocazione, la presenza di almeno la metà dei soci ordinari; in seconda convocazione di qualsiasi numero. Tra la prima e la seconda convocazione non può trascorrere meno di un’ora.
L’Assemblea può eleggere un Presidente Onorario dell’Unione.
Il presidente uscente e non riconfermato acquisisce il titolo di Presidente Emerito.

Art. 6 – Il Presidente
Il Presidente da impulso e coordina l’attività dell’Unione; gli è attribuita la rappresentanza legale dell’Unione in ogni rapporto.
Il Presidente è eletto dall’Assemblea; convoca e presiede le riunioni del Consiglio Direttivo.
In caso di urgenza, può assumere provvedimenti di ordinaria e straordinaria amministrazione, che tuttavia devono essere ratificati dal Consiglio Direttivo nella prima riunione utile. L’assemblea elegge il Vicepresidente Vicario e il Vicepresidente. Il Vice Presidente Vicario, sostituisce il Presidente in caso di assenza o d’impedimento.

Art. 7 – Il Consiglio Direttivo e l’Ufficio di Presidenza
Il Consiglio Direttivo è eletto dall’Assemblea dell’Unione ed è composto:
a) dal Presidente, daiVice Presidenti e da un minimo di cinque a un massimo di sette consiglieri. In caso di parità in eventuali votazioni, il voto del Presidente conta per due.
Partecipano alle riunioni di consiglio, senza diritto di voto, i Presidenti Emeriti e il Direttore, di cui all’art 9.
Il Consiglio, nella sua prima seduta, nomina il direttore e ripartisce gli incarichi tra i consiglieri. Nella medesima riunione, o in quelle successive, nomina i presidenti delle commissioni di cui all’art.12 e procede all’affidamento degli altri incarichi previsti dal presente statuto o, comunque, utili per il funzionamento dell’Unione.
Le funzioni di segreteria del Consiglio sono assolte dal Direttore,la cui carica può essere attribuita a un membro eletto del Consiglio.
Il Consiglio Direttivo predispone i bilanci annuali, consuntivo e preventivo, dell’Unione, cura l’attuazione dei programmi e delle decisioni dell’Assemblea.
Il Presidente, i due Vicepresidenti, il tesoriere e il direttore costituiscono l’Ufficio di Presidenza cui spetta il compito di sbrigare l’ordinaria amministrazione, pianificare l’attività del Consiglio Direttivo e degli altri organi e, in tutti i casi, svolgere eventuali attività demandate dal Consiglio direttivo.
Il Consigliodelibera sull’ammissione dei soci e sulla loro eventuale espulsione, in quest’ultimo caso previa decisione del Collegio dei probiviri, di cui all’art. 11.
Si decade dalla qualità di membro del Consiglio direttivo a seguito di tre assenze consecutive non giustificate dalle riunioni.
Possono essere invitati alle riunioni di Consiglio, in relazione agli argomenti trattati, presidenti di commissioni nazionali UNAIE e incaricati dei media, altri dirigentidell’Unione

e delle associazioni aderenti, parlamentari, nonché componenti del CGIE e di altri organismi nazionali.

Art. 8 – Requisiti di eleggibilità del Presidente e dei membri del Consiglio Direttivo
Il Presidente e componenti del Consiglio Direttivo possono essere eletti anche al di fuori dei soci, purché si tratti di personalità particolarmente distintesi, per impegno e competenza, negli ambiti d’intervento dell’Unione.

Art. 9 Il Direttore.
Il Direttore è preposto al funzionamento degli uffici e dei servizi dell’Unione.
Cura l’attuazione delle deliberazioni del Consiglio direttivo e assiste tutti gli organi dell’Unione nell’espletamento delle rispettive funzioni.
Il Direttore partecipa alle riunioni del Consiglio Direttivo e all’Assemblea dei soci.

Art. 10 – Il Collegio dei Revisori dei Conti
Il Collegio dei Revisori dei Conti è composto da tre membri effettivi, di cui uno con funzioni di Presidente, e da due supplenti, eletti dall’Assemblea anche tra non soci.
Il Collegio adempie alle funzioni fissate dalla legislazione vigente in materia di controllo dell’attività contabile e di approvazione dei bilanci.

Art. 11 - Il Collegio dei Probiviri
Il Collegio dei probiviri è composto da un massimo di tre persone, di cui una con funzioni di Presidente, la cui durata e scadenza è analoga a quella degli altri organi.
Al Collegio sono demandate tutte le controversie di carattere etico e di natura personale che dovessero insorgere in senoall’Unione. Le deliberazioni del Collegio sono inappellabili.

Art. 12 – Incarichi e commissioni
Il Presidente nomina, su proposta del Consiglio direttivo, i membri degli organismi pubblici nazionali, cui le relative leggi attribuiscano la spettanza all’UNAIE.
Il Presidente, sentito l’Ufficio di Presidenza, designa i rappresentanti dell’UNAIE presso organismi pubblici o privati, la cui presenza non sia regolata da disposizioni di legge.
Il Consiglio direttivo può istituire commissioni tematiche, temporanee o permanenti, incaricando della loro presidenza anche soggetti esterni particolarmente qualificati; esso può altresì promuovere e stimolare la nascita di consessi e aggregazioni esterne che facciano riferimento direttamente all’Unione e ai valori che essa professa con la possibilità di coinvolgerle in tutto o in parte nella vita e nelle sue attività.
Allo scopo di perseguire più puntualmente i propri fini istituzionali, l’Unione può nominare propri rappresentanti o delegati all’estero o in alcune aree del paese dove l’assenza di associazioni aderenti o motivi di promozione od opportunità lo giustifichino. Le relative decisioni sono adottate dal Consiglio direttivo e formalizzate dal Presidente.

Art. 13 – Norme finanziarie
Il patrimonio dell’UNAIE è costituito da:
a) quote e contributi obbligatori degli associati;
b) eredità, donazioni e legati;

c) contributi statali e regionali, di enti locali e di altre istituzioni pubbliche;
d) contributi dell’Unione Europea e di altri organismi internazionali;
e) entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati;
f) proventi delle cessioni di beni e servizi agli associati e a terzi, anche attraverso lo svolgimento di attività economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali;
g) erogazioni liberali degli associati e dei terzi;
h) entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate al proprio finanziamento, quali feste e sottoscrizioni a premi;
i) altre entrate compatibili con le finalità sociali dell’associazionismo di promozione sociale.
L’esercizio finanziario si chiude il 31 dicembre di ogni anno ed entro quattro mesi dovrà essere formato il bilancio da presentarsi all’assemblea per la relativa approvazione.

Art. 14 – Regolamento, modifiche statutarie
L’Assemblea, su proposta del Consiglio Direttivo, può adottare disposizioni regolamentari per l’attuazione del presente Statuto.
Le modifiche al presente Statuto sono adottate dall’Assemblea Generale, in seduta straordinaria con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei presenti.

Art. 15 – Scioglimento dell’Associazione
L’Unione ha una durata illimitata e non può sciogliersi prima che le delibere da essa assunte non siano eseguite. In caso di scioglimento dell’Unione i beni residui, a liquidazione avvenuta, saranno devoluti a organismi aventi finalità analoghe o non in contrasto con lo scopo sociale, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.
È fatto espresso divieto di distribuire, anche in modo indiretto, il Fondo Patrimoniale in caso di scioglimento dell’Associazione o durante la vita della medesima.

Art. 16 - Disposizioni transitorie efinali
Per quanto non espressamente previsto nel presente Statuto si applicano le disposizioni contenute nel Codice Civile e nelle leggi vigenti in materia.
Gli organi eletti nella assemblea precedente a quella di approvazione delle modifiche statutarie rimangono in carica fino alla scadenza naturale del mandato e assumono la nuova denominazione”.

5.6.7. Relativamente ai punti 5, 6 e 7 dell’ordine del giorno l’Assemblea prende atto della comunicazione del Presidente che, dopo aver presentato uno schema di bilancio consuntivo, afferma di doverlo sottoporre all’approvazione del Collegio dei Revisori; egualmente prende atto dell’avvio imminente del sito internet dell’Unione rinnovato e dei contatti per tenere a Pescara, a giugno, il prossimo convegno nazionale dell’UNAIE.

La seduta termina alle ore 19:00

F.to Franco Narducci (Presidente)
Patrizio De Martin e Aldo Aledda (Verbale)